In questi anni,ho costruito intorno al mondo politico,la mia persona ed il mio sapere,giungendo con essa,ad una chiara e netta distinzione politica tra la diade destra e sinistra. Sono un giovane che giorno dopo giorno con voglia ed entusiasmo vuole contribuire a riqualificare la nostra amata Nazione, cavia negli anni passati di molteplici speculazioni ma che oggi ricomincia ad acquistare quel legittimo prestigio che le compete. Lavoriamo insieme!

Nome: Andrea Grella
Ciao sono Andrea Grella, ho 26 anni e sono laureato in Ingegneria Civile, dirigente provinciale di Azione Giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale) e da qualche anno Socio del Gruppo Giovani Imprenditori della Provincia di Caserta. E' Tutto!
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L'anno 1959, rappresenta una delle pagine più disgraziate del nostro territorio campano. Infatti, in quell'anno, ebbe inizio la costruzione della Centrale Elettronucleare del Garigliano, che a tutt'oggi dopo 23 anni dalla sua chiusura, rappresenta ancora un notevole problema di carattere nazionale. Attualmente, il monitoraggio e la messa in sicurezza della Centrale sono affidate alla SOGIN società incaricata dal governo al fine di completare operazioni di smantellamento e recupero delle aree, la quale nel Settembre 2005, ha presentato al comune di Sessa, un "permesso di costruzione" per l'edificazione di un deposito di 10.000 m3 destinato a convogliare rifiuti con radioattività di secondo livello. Ciò, come ben capirete, ha suscitato clamore all'interno dei partiti e della stessa popolazione (anche se non tutti conoscono la vicenda) ma il nodo principale della questione, sulla quale i vari schiaramenti politici si sono spaccati, è legato al fatto che il provvedimento (la concessione edilizia) secondo alcuni, non deve essere portato in consiglio comunale, in quanto esso rappresenta una "semplice richiesta di concessione"!. Queste affermazioni mistificatorie, non hanno alcun fondamento, in quanto non si tratta di una "semplice richiesta di concessione" ma di UNA VARIANTE ALLO STRUMENTO URBANISTICO, per cui l'organo deliberante secondo legge è il consiglio comunale!!! Tutto questo perchè? Perchè se questo provvedimento venisse discusso e votato in consiglio, difficilmente qualche consigliere voterà a favore, davanti ad una grossa platea di cittadini presenti, anche in virtù del fatto che se entro il 2024 non sarà individuato un sito nazionale, in ogni centrale permarranno le eventuali scorie immagazzinate nel deposito oggetto della richiesta (come cfr nell'audizione in commissione bicamerale sui rifiuti dell' 11 maggio 2005). La proposta di Alleanza Nazionale (o meglio di qualche iscritto) e di Azione Giovani, è quella di concengelare il più a lungo possibile la richiesta di concessione fino a quando la Sogin non individui un sito nazionale che sia in grado di ospitare in modo permanente i rifiuti radioattivi.
Solo così, si potrà porre fine alla demagogia di chi tenta di accreditare questo territorio come immune da scempi (ci hanno portato di tutto in queste zone, dalla spazztura francese ai rifiuti radioattivi)!
Credo che un forte impegno da parte di TUTTI, sia la prerogativa per realizzare insieme quelle condizione di benessere per far vivere in modo semplice e sano le future generazioni!!!
RAGAZZI, CONTO SUL VOSTRO SOSTEGNO!!!
AG
Cari amici. vi invito a leggere il giornale di caserta di oggi,allucinante!!! Intere pagine dedicate alla rifirma Moratti sulla quale hanno speculato e criticato decine di "giornalisti". E' VERGOGNOSO, la carta stampata è ormai affetta da una sindrome sinistroide che non è più tollerabile! L'utilizzo improprio e scorretto di uno strumento pubblico destinato all'attenzione di tutti è davvero indignoso e preoccupante, da parte di chi non rispetta opinioni divergenti dalle loro!!!
AN: GASPARRI, PROIETTILE INVIATO A DIRIGENTE AG TORINO
Tocca a lei assumere per davvero la leadership del governo di coalizione, e di un grande Paese in difficoltà. Dimostrando con la sua ormai proverbiale tenacia che è decisa a superare gli ostacoli di cui è seminato il cammino. E quindi garantire alla Germania una ragionevole misura di stabilità, nonostante la "Grosse Koalition" e i suoi compromessi al ribasso rispetto ai sogni di riforma. Nella speranza, se non di completare i quattro anni di mandato, almeno di governare per due o tre prima di rompere il patto con la Spd e tornare alle urne.
La scommessa politica della prima donna alla guida dello Stato tedesco è in larga parte di natura strettamente personale, benchè i poteri della Bundeskanzlerin non siano certo quelli di un presidente americano o francese. La signora che viene dall'Est già sotto dominio sovietico-marxista, la figlia del pastore evangelico originario di Amburgo, la pupilla del grande cancelliere della riunificazione (osteggiata da Mitterrand, dalla Thatcher e da Andreotti ma favorita da Bush padre) tutto questo lo sa e, pur in parte "lame duck", si batterà con coraggio per non far naufragare la stabilità del suo governo.
Dite la vostra!
AG
Avrebbe dovuto chiamarsi "Via martiri di Nassiriya". Invece il suo nuovo nome sarà "Via Yasser Arafat". E' successo a Marano, nel napoletano, dove il sindaco dei Comunisti italiani Mauro Bertini ha deciso di cancellare l'ordinanza prefettizia che istituiva una strada in onore dei morti nell'attentato del 12 novembre 2003. Al suo posto Bertini ha deciso di intitolare la via ad Arafat. "Non esistono morti a pagamento" ha detto il sindaco.
A Marano, centro a pochi chilometri di Napoli, quindi, c'è adesso via Yasser Arafat, dedicata allo scomparso leader palestinese, premio Nobel per la pace. Non è più prevista, invece, una strada intitolata ai "martiri di Nassiriya". L'intitolazione era stata stabilita da delibera del commissario prefettizio che aveva preceduto il sindaco appena tornato alla sua carica dopo che il consiglio comunale era stato sciolto per sospette infiltrazioni camorristiche, Mauro Bertini, del Pdci. Quell'atto è stato annullato, come tutti gli altri provvedimenti adottati dal commissario. "Sono vittime che meritano rispetto e solidarietà - dice Bertini - ma il martire è chi sceglie un'idea e per quella si fa uccidere". I morti di Nassiriya erano "andati lì a fare un lavoro per il quale erano pagati".
"Non c'è nemmeno bisogno di dirlo. Sono - tiene a sottolineare il sindaco - particolarmente amareggiato e sconvolto per le morti di queste persone a Nassiriya. Non ci sono dubbi. Meritano non solo tutto il rispetto ma anche il nostro affetto. Non credo che siano martiri perché martire è un'altra cosa, è uno che volontariamente si espone per un'idea che si porta dietro. Ma certamente sono vittime, sicuramente sono persone che avrebbero dovuto vivere e probabilmente non avremmo dovuto metterle in condizione di andare a Nassiriya per andarsi a guadagnare il pane". Quelle persone, ricorda Bertini, "erano andate in Iraq a lavorare, un lavoro che alla fine comportava rischi elevati e purtroppo è andata a finire così. Ma ci mancherebbe altro che da parte mia ci possa essere l'impressione che non meritano tutto il nostro affetto, loro e tutte le famiglie che hanno perso i loro cari e il loro sostegno". La delibera del commissario prefettizio è stata comunque annullata. "Se fosse stata via 'Caduti di Nassiriya' sarebbe rimasta ma certamente - spiega Bertini - non posso condividere quando si parla di 'Martiri di Nassiriya".
Il governo, secondo Bertini, "dice che non sono andati li' per fare la guerra. Di certo, sono andati armati di tutto punto. Sono lì per difendere una quantità di interessi, fondamentalmente quelli petrolieri italiani. Detto questo dico naturalmente che non dovevano morire". Secondo il sindaco, dunque, sarebbe giusto intitolare una via a tutti i morti "quelli che sono morti sul lavoro o per disperazione".
Intanto, però, con una cerimonia pubblica che ha tappezzato la sala consiliare di fotografie di Yasser Arafat, ha intitolato quella stessa strada al defunto leader palestinese, considerato nella motivazione "uomo simbolo dell'unità e della resistenza del popolo palestinese". "Lui è un vero martire perché si è sacrificato per il suo popolo" ha aggiunto Bertini.
Indignazione e sgomento da parte dei familiari e degli amici delle 19 persone che quel maledetto 12 novembre persero la vita. "Mi sento mortificato al posto del sindaco Bertini", dice invece, Alfonso Trincone, cugino omonimo del sottotenente caduto a Nassiriya. "Se quel sindaco ce la fa, vada a ripetere quelle cose che ha detto, sulla tomba di mio cugino. Vada a dirlo al papà che da due anni ogni giorno va a portare i fiori al suo unico figlio maschio". Marco Intravaia ha 18 anni, studia giurisprudenza e sogna di diventare un magistrato. Il papà, Domenico Intravaia, era uno dei dodici carabinieri morto in Iraq. Dice il ragazzo, che sogna di diventare un magistrato, "quando la gente mi dice che papà è un martire, io rispondo che era un martire per la pace. Questo discorso dei martiri a pagamento è inaccettabile: quegli uomini sono partiti con un solo scopo: la pace, portare la pace in quel paese, di ricostruire un pezzo di democrazia, aiutare le donne e i bambini, che vivono ai margini della dignità umana". Marco poi aggiunge: "Questo sindaco e chi la pensa come lui non merita di essere un italiano. Sono persone senza cuore quelle che dicono queste cose, provo orrore".
fonte: www.tgcom.it
Ricordo che questo "sindaco" è colui il quale insieme alla sua giunta è stato accusato di infiltrazione camorristica!!! E si permette anche di parlare!
Davanti a queste parole provo soltanto indignazione!
Clemente Mastella: i suoi aut-aut contro i Radicali non sono serviti a nulla. Per ora. Il leader dell'Udeur insiste 'O io o Pannella', ma ormai l'accordo Sdi-Radicali è fatto. Berlusconi lo vorrebbe nella CdL, Mastella nicchia e nei sondaggi resta al palo.
Romano Prodi: la lista ulivista per la Camera è appena nata, ma Ds e Margherita si sono già scagliati contro il Professore. Questa volta il nodo della questione sono i soldi: l'ex presidente della Commissione europea li chiede, ma Quercia e Dl non sentono ragioni.
Leggete un po' l'intervista fatta a Gloria Buffo (Correntone Ds) ad Affari:
"A Prodi e a tutta l'Unione chiediamo di dire con chiarezza che la legge 30 deve essere cancellata. Non si va da nessuna parte se non si afferma chiaramente che la lotta alla precarietà sarà uno dei tratti fondamentali del prossimo governo e che cancelleremo anche gli effetti del Pacchetto Treu". In un'intervista ad Affari, Gloria Buffo (Correntone Ds) non ammette mezzi termini sulla sorte della legge Biagi e sul programma del Centrosinistra in materia di lavoro. E a Treu manda a dire: "Da lui aspetto di sapere quali sono i 'gioielli' della legge 30 a cui non vuole rinunciare. Faremo una battaglia contro chi dice che la flessibilità è inevitabile purché non diventi precarietà. E' un argomento che non ha sostanza."
Una cosa è certa, potranno anche vincere ma dopo sei mesi si andrà di nuovo a votare!!!
AG
Domani.all'Hotel Excelsior di Napoli l'associazione politico-culturale "GIUSEPPE TATARELLA" in collaborazione con Alleanza Nazionale, terrà un convegno dal tema: SUD COMPRESO "perchè la devolution non è contro il mezzogiorno"
A tal riduardo,dunque, credo sia opportuno ricordare chi è stato e cosa ha significato Giuseppe Tatarella per il nostro partito...

Pinuccio era sicuramente un innamorato della politica nel senso più pieno della parola, nel senso più bello. Una politica che non intendeva come gestione della cosa pubblica ma in modo forse un po' romantico e proprio per questo affascinante. La politica era il sale e il pane quotidiano della sua vita, insegnata a tanti tra di noi su questi banchi. Una politica che concepiva come confronto anche aspro, anche duro ma sempre come confronto di idee, come confronto civile.
Egli era un uomo di parte, ma non è mai stato un uomo di fazione. Considerava la faziosità un offesa intollerabile all'intelligenza e quando gli accadeva, come sempre deve accadere agli uomini di parte, di operare contrapposizioni e, a volte, di dar vita a discriminazioni, lo faceva soltanto in base al discrimine che esiste tra chi è capace di comprendere e chi, al contrario, non si pone il problema di capire nemmeno le ragioni altrui.
La frase che è diventata, patrimonio di tutti i presenti e di quelli che si trovano fuori di quest'aula: "Esistono avversari e non nemici", era per Pinuccio un insegnamento antico. Egli è stato tra i primi a credere nella necessità di un confronto anche aspro e duro, ma sempre, comunque, basato sul reciproco rispetto, sulla volontà di capire gli altri anche per avere qualche possibilità in più di farsi capire. Sicuramente per Giuseppe Tatarella la politica, intesa come grande passione civile, era il quotidiano tentativo di dare concretezza al suo impegno. Non si può ricordare Tatarella senza mettere in evidenza questa passione e la sua capacità di tradurre in realizzazioni i progetti e le idee. Certamente non credeva nei miti e nelle ideologie ma credeva nel confronto delle idee e tra i progetti cercava di incarnare quei progetti e di renderli in qualche modo vivi. La destra ha tratto certamente un beneficio da questa sua azione. Tutti coloro che siedono in questi banchi sanno che la volontà di dar vita ad una nuova stagione politica e ad una nuova destra capace di comprendere le ragioni altrui nel tentativo, forse riuscito, di farsi comprendere, ebbe in Pinuccio Tatarella qualcosa di più di un ispiratore: ebbe il quotidiano ed appassionato teorico e al tempo stesso tessitore, nel senso più vero della parola, di quel progetto che sembrava velleitario e che oggi, al contrario, è diventato una realtà. Spero che nessuno mi consideri esagerato se, accanto al tributo doverosocce la sua parte politica compie oggi nei confronti della sua memoria, da parte mia cerchi di mettere in evidenza il tributo che Tatarella diede non soltanto a noi, ma in generale, alle istituzioni politiche e democratiche. Ciò per una semplicissima ragione: egli credeva per davvero nella necessità di far uscire l'Italia alla fine del secolo da quella spirale di incomprensioni, di odii, di passioni che avevano trovato il momento più tragico nelle contrapposizioni frontali. Pinuccio Tatarella credeva in una democrazia compiuta che non discriminasse, in una democrazia governante, in una democrazia dell'alternanza fondata su un autentico bipolarismo. Proprio perché convinto di tali valori, ha cercato sempre di portare nel dibattito politico quella sua volontà di convinto riformatore che, almeno negli ultimi tempi, lo faceva gioire per il fatto di aver legato il suo nome ad una legge elettorale, e lo faceva immalinconire pensando al fallimento delle riforme- il Pinuccio Tatarella vicepresidente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali.
Non è certo questa la sede per ricordare il perché di quel fallimento, mentre mi sembra la sede giusta per confidare a tutti, non soltanto ai colleghi di partito, che lo sanno e a Silvio Berlusconi, che se l'è sentito dire mille volte, che, come diceva Pinuccio, il filo non si è rotto, si è soltanto ingarbugliato troppo e magari già si immaginava all'opera per tentare di sbrogliare la matassa. Sicuramente,senza di lui sarà difficile sbrogliare i fili di tale matassa, però credo che si debba provare e, per parte nostra, ci proveremo.
Accanto a questo aspetto, ve n'è un altro che io voglio ricordare in quest'aula. Mi riferisco al modo in cui Giuseppe Tatarella era orgogliosamente meridionale, al suo essere uomo del Sud, ma in un modo diverso rispetto allo stereotipo sbagliato del meridione. Tatarella detestava l'immagine di un meridione "piagnone", assistito, violento, chiuso in se stesso; anche nel suo impegno di consigliere comunale cercava di mettere in evidenza la potenzialità del Sud, la ricchezza del Sud, la sua enorme vitalità.
Chi ha avuto modo di assistere all'autentico tributo popolare che gli è stato riservato dalla sua città credo che abbia compreso la ragione del suo consenso. Esso non derivava da un'attitudine a gestire il potere ma, molto più semplicemente, incarnava l'umanità del Sud un modo tutto particolare di essere meridionale e pugliese, un modo che lo ha reso per molti aspetti indimenticabile anche a chi era dall'altra parte della barricata politica: il figlio di un umile ciabattino, diventato vicepresidente del Consiglio, che trascorre la sua prima giornata, giocando a carte in un bar della Bari vecchia, non soltanto con i tavolini che non erano stati legati, ma con quel suo modo irripetibile di essere uomo del sud, capace con l'intelligenza di farsi largo e in qualche modo, quindi, di riscattare con la sua azione tante generazioni alle quali, credo, tutti debbano guardare con la doverosa attenzione e il massimo rispetto. E' per questo che Pinuccio Tatarella mancherà non soltanto a noi, forse in generale alla politica italiana; sicuramente mancherà alla sua terra,che lo ha pianto senza alcuna divisione di parte.
Gianfranco Fini
Dopo le vicende dell' Antonveneta e dopo l'interrogatorio in procura, del governatore della Banca D'Italia, Antomio Fazio, non si sa più nulla! Che fine ha fatto? E' uscito dall' occhio del ciclone, non ne parlano i media e tantomeno i politici, e letteralmente scomparso!

LEGGETE UN PO' I "VERI" MOTIVI DI TUTTO CIO'...
La pietra dello scandalo è stata portata alla luce alla fine del 2003 da un'analisi dell'ufficio studi di Mediobanca sui bilanci delle banche italiane dal quale è emerso che gli azionisti di Bankitalia sono le stesse banche che la BdI deve controllare, la cosa viene riportata solo dal Sole 24 ore e da Famiglia Cristiana.
Da quel momento tutta la parte indipendente della comunità finanziaria poi seguita da moltissime altre persone sensibili al problema, ne parla e solleva il caso Bankitalia alimentato in seguito dagli scandali sul collocamento da parte delle banche delle obbligazioni Argentina, Cirio e Parmalat. La Lega e Tremonti, allora super ministro dell’economia e del Tesoro si schierano apertamente contro Fazio,. Tutto però si ridimensiona con le dimissioni forzate di Tremonti e anche la Lega ritorna sui suoi passi dopo che Bankitalia ha evitato il fallimento alla banca della Lega Credieuronord, facendola acquisire dalla Popolare di Lodi oggi Popolare Italiana di Fiorani.
Fino ad allora Fazio ha sempre agito con la disinvoltura e la spavalderia di chi godeva della copertura politica del governo che l’ha difeso a spada tratta in molte occasioni, a volte anche contro l’evidenza come nel caso Cirio e Parmalat, fino a questa estate quando con le intercettazioni telefoniche che hanno messo in piazza gli intrecci con la cricca di Fiorani & c. si è rotto qualcosa.
Da quel momento tutti i mass media, che fino ad allora avevano scelto la strada dell’omertà, si sono schierati contro Fazio ed anche la copertura politica che lo ha sempre accompagnato, grazie anche alle bordate del ministro Siniscalco, si è notevolmente affievolita facendo stringere sempre più il cerchio attorno al Governatore della Banca d’Italia che non vuole dimettersi.
Il consiglio dei ministri in tutta fretta ha varato le linee guida della riforma di Bankitalia introducendo un mandato a termine per il Governatore e l’intenzione di riportare in mani pubbliche la Banca Centrale e molti giornali hanno riportato anche diversi nomi graditi a Ciampi che potrebbero sostituire Fazio a via Nazionale: Tommaso Padoa Schioppa, Mario Draghi, Mario Monti oltre allo stesso Siniscalco.
L’intera vicenda ha qualcosa di strano: perché questo improvviso accanimento di mass media e politici contro Fazio?
Non credo infatti alla storia della credibilità internazionale dell’Italia sbandierata da tutti. Sotto, secondo me, c’è dell’altro.
Se notate bene tutte le persone citate in neretto protagoniste della vicenda, fanno parte di quella che Marco Saba, ricercatore del Centro Studi Monetari, chiama le Brigate Rothschild, ammesse al Bilderberg group circolo ristrettissimo che decide delle sorti del mondo e sono tutte schierate contro l’attuale Governatore mentre sappiamo che il religiosissimo Fazio è benvoluto dal sen. Giulio Andreotti e dall’Opus Dei.
La richiesta delle dimissioni di Fazio nasconderebbero allora una lotta di potere tra Banchieri e Opus Dei?
E per quali oscuri motivi si contenderebbero la guida della Banca d’Italia?
Probabilmente per controllare i proventi dal signoraggio italiano incamerati dalla Banca d’Italia attraverso la sua partecipazione nella BCE.
In ballo infatti c’è una cifra pari al debito pubblico di cui lo Stato italiano è debitore nei confronti della Banca Centrale (1.439.755 milioni di euro nel 2004).
Lo stato infatti per un oscuro motivo ha rinunciato alla facoltà di emettere il denaro di cui ha bisogno e l’ha ceduta prima alla BdI e oggi alla BCE.
Facendo ciò non si indebita per il solo costo di stampa delle banconote, come sarebbe naturale visto che la valuta non ha alcuna copertura, ma per il loro valore facciale e su quello emette i titoli di stato (BOT BTP CTZ ecc.) i cui proventi vanno interamente alla Banca Centrale per aver stampato le banconote.
E scandalo nello scandalo, nel bilancio della Banca Centrale al passivo non figurano i costi tipografici (carta, inchiostro ecc), ma il valore facciale delle banconote e all’attivo il ricavato della vendita dei titoli di stato con la conseguenza che i bilanci sono sempre vicini al pareggio.
Il fatto che per una convenzione il mercato dia valore a dei semplici pezzi di carta non significa che questi siano ricchezza – quella gliela diamo noi accettandola in cambio del nostro lavoro- in realtà sono sempre e solo pezzi di carta colorata e poiché è solo questo che fornisce la Banca Centrale , in bilancio dovrebbe essere iscritto al passivo solo il costo di produzione di questi biglietti colorati (pochi eurocent a banconota invece che 50-100-500 euro).
Con il quasi pareggio di bilancio, gli utili da spartire tra l’azionariato sono molto esigui e quindi l’operazione del governo di riportare le azioni di Bankitalia in mano pubblica risulta essere solamente un’operazione di facciata, utile solo a togliere ai controllati (le banche) la proprietà del controllore (Bankitalia), mentre rimane tuttora un mistero la strada che prende il denaro derivante dalla vendita dei titoli di stato (Signoraggio).
Speriamo che qualcuno prima o poi faccia luce anche su questo che non è, purtroppo, solo un “giallo” italiano.
di Pierluigi Paoletti
Oggi ho saputo che Giovedì 17 la sinistra giovanile di Sessa Aurunca in concommitanza con altri circoli casertani manifesteranno contro la Legge Moratti qui a Sessa.
Credo che questa sia la volta buona per poter fare anche noi la stessa cosa in senso contrario, lo stesso giorno, alla stessa ora, spiegando davvero ,le innovazioni che questa legge introduce ed i privilegi che questa concede a CHI EFFETTIVAMENTE MERITA! Che ne dite? C'è pericolo di rissa? :-)
Fatemi sapere un po' cosa ne pensate.
AG
Nasiriyah, 12 Novembre 2003
